Il porto di Mistras: cibo e scambi commerciali nel Sinis di Cabras durante l’età punica

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Sapevate che cosa mangiavano e commerciavano i punici nel porto di Mistras? In questo quarto articolo della nostra serie dedicata al Sinis scopriremo curiosità, cibi ed economia dell’età punica (dal VI al II secolo a.C.). In maniera particolare, parleremo del sito di Mistras, il porto lagunare della città di Tharros, che ha restituito strutture murarie e soprattutto migliaia di materiali organici utili per comprendere e ricostruire l’economia del Sinis in età punica. 

Cenni e peculiarità del periodo punico nel Sinis

Secondo i dati archeologici, durante l’età punica il Sinis era probabilmente costellato da piccoli insediamenti rurali, posti sotto il diretto controllo di Tharros, unico centro urbano della zona settentrionale del golfo di Oristano. La città, quindi, poteva contare su un vasto e ricco hinterland, caratterizzato da villaggi di piccole e medie dimensioni, collocati a breve distanza tra di loro e dislocati soprattutto nelle zone pianeggianti, ma anche nelle aree vicino alle lagune e tra l’altopiano di Su Pranu e la costa.

Carta di distribuzione dei siti punici nel Sinis (fonte: Del Vais 2014, Tav. I, p. 205)

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Le abitazioni oggi non sono più visibili, ma sulla base delle testimonianze raccolte sul terreno si è compreso che fossero molto semplici caratterizzate da uno zoccolo murario, con alzato in mattoni crudi ed un pavimento in battuto di terra.  La costruzione di insediamenti rurali crebbe soprattutto tra il IV e il III secolo a.C., registrando spesso una continuità abitativa sia con le fasi precedenti che con quelle successive. Grazie alle intense e ripetute ricognizioni di superficie, gli studiosi hanno trovato una grandissima dispersione di materiale ceramico su tutto il territorio, datato tra il VI a.C. el il I secolo a.C. La maggior parte dei frammenti raccolti appartenevano ad anfore, utilizzate per il trasporto e lo stoccaggio degli alimenti. In numero minore sono state documentate ceramiche comuni e da mensa. Ciò ha fatto supporre che la funzione di questi villaggi fosse produttiva, cioè atta a sfruttare pesantemente le risorse agricole delle zone pianeggianti del Sinis.

Vista aerea dell’altopiano di Su Pranu (fonte: Area marina Sinis)

Sulla base delle analisi paleopalinologiche (analisi dei pollini) e paleofaunistiche (analisi dei resti animali) condotte negli anni Novanta presso il quartiere metallurgico di Murru Mannu a Tharros, ma soprattutto delle più recenti ricerche condotte presso il porto lagunare di Mistras, si è potuto comprendere che in età punica il Sinis fosse sfruttato per la coltivazione di diverse colture specializzate

Scavi e ricerche nel porto di Mistras  

La laguna di Mistras si localizza all’interno del Golfo di Oristano, a nord rispetto alla città di Tharros. A partire dal 2003 l’area è stata interessata da studi archeologici e geoarcheologici condotti dall’Università di Cagliari, la Soprintendenza Archeologica di Cagliari, l’Università di Sassari ed il CNR. Lo scopo era quello di ricostruire l’antica linea di costa, il paleoambiente della zona lagunare e localizzare con certezza il porto di Tharros

Vista aerea della laguna di Mistras. Sullo sfondo la penisola del Sinis con Tharros (fonte: Del Vais e altri 2020, fig. 1, p. 881)

Le indagini aeree e sul luogo hanno permesso di riconoscere:

  • una grande dispersione di materiale ceramico, datato tra il periodo fenicio ed il periodo altomedievale;
  • alcune strutture murarie realizzate in blocchi di arenaria ed in massi basaltici.

In maniera particolare, era saltata agli occhi una grande struttura, lunga 150m e larga 4m, caratterizzata da un doppio paramento murario realizzato in lastre e blocchi di arenaria posti in opera a secco, con un nucleo di pietrisco misto a terra. È probabile che tale costruzione rientri in una tradizione architettonica di origine levantina, risalente già all’Età del Bronzo ed impiegata poi in successivi siti portuali fenici, sia d’Oriente (per esempio Atlit, oggi in Israele), che d’Occidente. Nel 2009 il muro è stato oggetto di una scavo subacqueo che ha permesso di rinvenire lungo il lato meridionale una palizzata lignea, protetta da pietre basaltiche e costruita sulla base delle analisi radiocarboniche nel II secolo a.C. Inoltre si sono trovati molti materiali tardo punici datati tra il III-II secolo a.C. 

Visibilità nella laguna e sezione del muro a doppio paramento di età punica (fonte: Del Vais e altri 2020, fig. 2, p. 882)

Tra il 2014 e il 2015 l’Università di Cagliari ha effettuato due saggi che hanno permesso di riportare alla luce molti frammenti ceramici datati tra il VII-III secolo a.C., associati a migliaia di resti organici sia vegetali che animali. Parallelamente agli scavi si sono realizzate anche delle analisi geoacheologiche e geofisiche, volte a ricostruire l’evoluzione dell’ambiente lagunare nel corso dei secoli. 

Saggio di scavo effettuato presso la laguna di Mistras nel 2015 (fonte: Del Vais e altri 2020, fig.3, p. 883)

Tutte queste analisi sul campo hanno permesso di comprendere che: 

  1. Durante l’età fenicia, non esisteva la laguna, ma vi era un’ampia e profonda insenatura protetta da una lingua di sabbia, forse utilizzata come approdo. Questa era stata soggetta ad un successivo interramento.
  2. Nel IV secolo a.C., quindi in età punica, fu costruito il grande paramento murario già descritto, che causò nel corso del tempo un repentino cambiamento del paesaggio. Ciò determinò  insieme alle correnti marine l’interramento del bacino stesso. In età romana repubblicana, al più tardi imperiale, ci fu l’abbandono dell’approdo portuale, ormai insabbiato. 
  3. Questo approdo portuale doveva essere strettamente collegato ad un nucleo urbano satellite della città di Tharros, distinto dalla stessa e servito da un’area funeraria esclusiva, ossia la necropoli settentrionale detta di San Giovanni (attualmente localizzata nell’area dell’omonimo centro abitato).  

Cibo e altri materiali rinvenuti presso la laguna di Mistras 

Come già accennato, durante gli scavi del 2014-2015, gli archeologi hanno rinvenuto migliaia di resti organici, che si sono facilmente conservati grazie al contesto umido. Tra quelli vegetali è stato possibile riconoscere semi di vite coltivata; olivo, sia selvatico che coltivato; nocciole e mandorle; cereali e leguminose tra cui grano, orzo e lenticchie; semi di fico; mirto e rovo. Non sono mancati anche resti selvatici, come il papavero, riconducibili alla presenza nel territorio circostante la laguna di campi coltivati. Molto interessante è anche l’attestazione di numerosi legni lavorati ricondotti a parti di imbarcazioni del periodo punico. 

Elementi lignei rinvenuti a Mistras (fonte: Mureddu e altri 2020, fig. 2, p. 1781)

Importante è anche l’attestazione di molti reperti archeozoologici, indice che il territorio del Sinis in età punica non solo venisse sfruttato per l’agricoltura, ma anche per l’allevamento di bestiame. La maggior parte dei resti individuati apparteneva a pecore e capre, ma non mancavano i bovini e i maiali. Tra gli animali domestici sono stati rinvenute anche testimonianze del cane e di equini. 

Tuttavia i punici erano dediti anche all’attività venatoria, vista la presenza di ossa di cinghiale e di cervo, e praticavano anche la pesca e la raccolta di molluschi marini e terrestri. La fauna ittica, infatti, è rappresentata dal muggine, orata, cernia e tonno rosso. In maniera particolare, sono stati trovati anche resti di ostriche in associazione a molluschi medio-grandi. Infatti, secondo i dati emersi dagli strati più antichi, le ostriche venivano consumate crude, per via della presenza di segni di apertura forzata delle valve. Quelle di dimensioni più piccole, invece probabilmente erano cresciute su conchiglie di Pinna nobilis. Infatti sulla base di questo dato, è possibile supporre che i punici del Sinis allevassero le ostriche. In tal senso, venivano sfruttate le valve di Pinna nobilis, collocate nelle praterie marine, come supporto per gestire e controllare la crescita delle ostriche. 

Le intense attività di ricerca condotte a Mistras hanno permesso di fortificare l’ipotesi che Tharros si sviluppasse in due nuclei urbani distinti. La città poteva contare su un florido e ricco territorio dalle molteplici potenzialità economiche, che sfruttava e controllava intensamente. Per questo motivo, Tharros necessitava di un porto interno e sicuro che le potesse garantire un’apertura ai vivaci scambi culturali ed economici del Mediterraneo.  

Ricostruzione dello sviluppo di Tharros in età punica (fonte: Del Vais e altri 2020, fig. 5, p. 887)

Per approfondire:

DEL VAIS CARLA 2014, Il Sinis di Cabras in età punica, in Marco Minoja, Alessandro Usai (a cura di), Le sculture di Mont’e Prama: contesto, scavi, materiali, Roma 2014, pp. 103-136.

DEL VAIS CARLA E ALTRI 2020, Scavi e ricerche geoarcheologiche e paleombientali nell’area del porto di Tharros (laguna di Mistras, Cabras), in Un viaje entre el Oriente y el Occidente del Mediterráneo. IX Congreso Incernacional de Estudios Fenicios y Púnicos (Mérida, 2018), Mérida 2020, II, pp. 879-888.

MUREDDU MARIA E ALTRI 2020, Elementi lignei dall’area del porto di Tharros (laguna di Mistras, Cabras), in Un viaje entre el Oriente y el Occidente del Mediterráneo. IX Congreso Incernacional de Estudios Fenicios y Púnicos (Mérida, 2018), Mérida 2020, II, pp. 1777-1783.

El Autor

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Federica Flore
Archeologa e guida turistica. Lavoro con passione per comunicare lo straordinario patrimonio archeologico della Sardegna e del Mediterraneo.

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