Alla scoperta di Cornus Columbaris, un tesoro dell’archeologia paleocristiana nel territorio di Cuglieri in Sardegna

4. Ipotesi ricostruttiva basiliche di Cornus (Patrimonio Culturale Sardegna Virtual Archaeology)

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In località Columbaris, nel territorio comunale di Cuglieri, si trovano i resti paleocristiani dell’antica città di Cornus. Si tratta di una delle più importanti testimonianze di archeologia cristiana in Sardegna. Un complesso monumentale che sorprende il visitatore fin da subito, per lo straordinario contesto paesaggistico nel quale è inserito. L’area, infatti, è situata a poca distanza dalle pittoresche scogliere calcaree di Santa Caterina di Pittinuri, proprio ai piedi delle boscose falde occidentali del massiccio del Montiferru. Qui, tra i lecci e la fitta macchia mediterranea, risuona ancora l’eco di leggende ancestrali e di epiche battaglie, come quelle combattute dal condottiero Ampsicora contro i romani.

Visitare Columbaris significa intraprendere un emozionante viaggio nel tempo, in un’epoca che vide il progressivo affermarsi della religione cristiana nell’isola fino a saldarsi pienamente con il potere imperiale.

Vista del complesso archeologico di Cornus Columbaris
Vista del complesso archeologico di Cornus Columbaris

Le premesse storiche e religiose

Sappiamo che Cornus venne fondata dai Punici alla fine del VI secolo a.C. sulla collina di Corchinas, tra le attuali borgate marine di Torre del Pozzo e S’ArchittuÈ in epoca romana, tuttavia, che l’urbanizzazione raggiunse il suo massimo sviluppo, con l’edificazione del complesso forense e delle aree abitative e artigianali sull’adiacente altopiano di Campu ‘e Corra. A circa un chilometro in linea d’aria dal cuore della città romana sorgeva una villa suburbana, dotata anche di strutture termali. Qui, nella zona nota non a caso come Columbaris, agli inizi del IV secolo d.C. venne impiantata un’area cimiteriale dalla comunità cristiana localeÈ bene precisare, infatti, che con il termine columbarium si indicava un tipo di costruzione funeraria molto diffuso in epoca romana come forma di tumulazione collettiva; nel toponimo Columbaris, dunque, si riconosce un chiaro riferimento all’utilizzo cimiteriale dell’area. È importante ricordare che tra la fine del III secolo e gli inizi del IV, sotto Diocleziano, i cristiani erano perseguitati e costretti a vivere clandestinamente la propria fede. È l’era dei martiri, delle esecuzioni di Gavino a Turris Libisonis, di Simplicio a Olbia, di Lussorio a Forum Traiani, di Saturno a Caralis e di Efisio, decapitato a Nora nel 303 secondo quanto riportato da un’antica tradizione. La svolta arrivò nel 313 con l’editto di Milano, mediante il quale Costantino promulgò la libertà di culto. In seguito a questo importante avvenimento, anche in Sardegna si procedette alla costruzione delle prime chiese. Successivamente, con l’editto di Tessalonica del 380 e i Decreti Teodosiani, emessi tra il 391 e il 392, il cristianesimo divenne religione di Stato. In meno di un secolo, quindi, una religione perseguitata e schiacciata nell’ombra si trasformò nella religione ufficiale dell’Impero.

Ma vediamo più nel dettaglio che cosa hanno svelato gli scavi archeologici, condotti in maniera sistematica in quest’area a partire dalla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso.

Planimetria Cornus Columbaris (Giuntella 1999_ elaborazione grafica di Saladino e Somma)
Planimetria di Cornus Columbaris (Giuntella 1999, elaborazione grafica di Saladino e Somma)

La basilica arcaica

Sul lato Ovest del settore settentrionale del sito archeologico è stato individuato un ambiente quadrangolare realizzato in blocchi di calcare marnoso e con le pareti interne rivestite di cocciopesto. Vista la funzione impermeabilizzante di questo tipo di intonaco, è stato ipotizzato che il vano fosse originariamente utilizzato come cisterna legata al funzionamento dell’adiacente complesso termale della villa. Su queste strutture termali ormai in disuso, agli inizi del IV secolo venne creata un’area cimiteriale, con tombe scavate direttamente nel banco di roccia madre sottostante. A metà del IV secolo, proprio in quest’area settentrionale, venne impiantata una basilica cimiteriale, che coprì e in alcuni casi addirittura tagliò le sepolture preesistenti per far spazio ai nuovi sarcofagi. La cisterna divenne un sepolcro gentilizio, che nel VI secolo venne collegato alla basilica con un corridoio realizzato in opus africanum. La basilica, a navata unica, presenta a Nord due absidi, una interna all’altra, per ragioni strutturali. Negli ambienti centrali, il rinvenimento di vasellame da mensa, stoviglie e resti di pasto sembra rimandare al rito cristiano del refrigerium, una sorta di banchetto rituale in onore dei defunti.

La nuove basiliche e il cimitero orientale

A Sud della basilica arcaica, al di là di un cortile dotato di pozzo e forno, tra V e VI secolo vennero edificate due nuove basiliche, con un muro in comune e orientate secondo assi opposti.

La basilica maggiore, quella episcopale, presenta abside orientata ad Est ed è divisa in tre navate. Nella navata centrale sono ancora riconoscibili il basamento dell’altare, legato alla celebrazione del rito eucaristico, e la scalinata del soglio episcopale, ai lati del quale due piccoli ambienti fungevano da pastophoria (dei precursori delle moderne sacrestie). All’interno dell’abside sono ancora visibili i resti della cattedra elevata da quattro scalini. Si ipotizza che la basilica fosse coperta da un tetto a capriate lignee sorrette da colonne, delle quali si conservano solamente basi e capitelli. La basilica episcopale era evidentemente destinata alla liturgia ordinaria. Probabilmente il sito di Columbaris fu la sede della diocesi di Senafer, il cui vescovo Bonifacio partecipò nel 484 al Concilio di Cartagine convocato dal re vandalo e ariano Unerico.

La basilica minore, invece, presenta abside orientata ad Ovest e nel VI secolo fu trasformata in battistero e destinata alla catechesi dei neofiti; al suo interno venne collocato un fonte battesimale poligonale in muratura, originariamente coperto da un baldacchino. Il sacramento del battesimo, infatti, era amministrato per immersione. Inoltre venne uniformato il livello della pavimentazione nelle due basiliche e aperto un passaggio nel muro divisorio. Contestualmente il precedente ingresso alla basilica minore venne tamponato.

A Sud delle basiliche si riconoscono delle strutture murarie pertinenti forse ad un palazzo episcopale e ad un’area artigianale. Un ambiente, in particolare, è stato interpretato come la possibile bottega di uno scalpellino.

Fibula e ago crinale dalla Tomba 80 (Pani Ermini, Zucca 1989)
Fibula e ago crinale dalla Tomba 80 (Pani Ermini, Zucca 1989)

A Est delle basiliche si estendeva una vasta area cimiteriale a cielo aperto, che gradualmente si espanse nel corso dei secoli. Alcune tombe di quest’area orientale hanno restituito interessanti reperti. Si segnala, in particolare, la tomba 80, una delle 9 tombe “alla cappuccina” delle 157 indagate. Questa sepoltura ospitava i resti di una nobildonna di circa 25 anni, deposta con il suo corredo composto da fibula, balsamario, coppa e ago crinale in argento per i capelli, sul quale è incisa una dedica con il suo nome “Patriga” indicata come “Honesta Femina”. La tipologia dei reperti sembra ascrivibile ad un periodo compreso tra VI e VII secolo.

L’area delle basiliche di Cornus cessò di essere utilizzata tra seconda metà del VII e VIII secolo, quasi sicuramente a causa di un grosso incendio che interessò la basilica maggiore comportando il successivo crollo delle varie strutture sulla necropoli orientale.

Vista dall'alto dell'ipotesi ricostruttiva delle basiliche di Cornus (Patrimonio Culturale Sardegna Virtual Archaeology)
Vista dall’alto dell’ipotesi ricostruttiva delle basiliche di Cornus (Patrimonio Culturale Sardegna Virtual Archaeology)

Come doveva apparire il complesso monumentale in antico?

Ciò che resta di Cornus sono ruderi e, come sempre, non è facile per il visitatore moderno immaginare come doveva presentarsi un sito archeologico nel momento del suo massimo splendore. Per fortuna le nuove tecnologie ci offrono uno straordinario supporto in questo senso. È il caso, ad esempio, del progetto “Patrimonio Culturale Sardegna Virtual Archaeology”, promosso dalla Regione Autonoma della Sardegna e cofinanziato dall’Unione Europea. Il progetto, che ha coinvolto archeologi, storici dell’arte ed esperti in ICT, ha previsto la realizzazione di 17 ricostruzioni virtuali tridimensionali di alcuni dei siti culturali più significativi della Sardegna. Tra questi figura anche l’area delle basiliche paleocristiane di Cornus. Un tesoro da riscoprire, preservare e valorizzare.


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Sito di Cornus

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Luca Cappai
Guida turistica e insegnante di Storia dell'Arte. Sono laureato in Beni Culturali e Archeologia e ho un Master in Management, Marketing e Multimedialità per i Beni e le Attività Culturali. Mi occupo di comunicazione e formazione in ambito culturale e turistico. info@lughinde.com

Comments

Giuseppe Cinellu
Monday April 1st, 2019
Complimenti per l'articolo su Cornus. Purtroppo non ho potuto partecipare ma mi piacerebbe poterlo fare prossimamente. Saluti Giuseppe
Thursday April 4th, 2019
Grazie Giuseppe, contiamo di riproporre la visita guidata il prima possibile. Speriamo che in quell'occasione tu possa partecipare. Continua a seguirci, a presto! :)

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