Il progetto “Archeologia in Carcere”: ecco come lo abbiamo creato e perché

Uno degli obiettivi principali di Mare Calmo, fin dalla fondazione, è stato raccontare lo straordinario patrimonio archeologico e culturale della Sardegna. Ma soprattutto farlo in maniera innovativa, cercando di coinvolgere chi normalmente non può o fatica ad accedere a una narrazione di qualità e rispettosa dell’identità che contraddistingue questo territorio.

Ecco perché, quando l’attuale Assessore alla Cultura del Comune di Oristano, Massimiliano Sanna, ci ha proposto di lavorare a un progetto da realizzare all’interno della Casa Circondariale “Salvatore Soro” di Massama (OR), abbiamo accettato con orgoglio questa sfida, coscienti di dover progettare un’iniziativa di grande importanza sociale, oltre che culturale.

Si, perché il carcere è il luogo della libertà che manca. Delle comunicazioni filtrate. Dell’isolamento. E ogni tipo di azione al suo interno assume un valore speciale. Quando sei “dentro” c’è sempre un “là fuori” a contrapporsi con la tua posizione di carcerato. Abbiamo pensato subito che per parlare ai detenuti, avremmo dovuto prima di tutto coltivare l’umiltà e la sensibilità, cercando il più possibile di vedere la realtà dalla loro prospettiva. Sforzandoci di capire il perché di questo loro grande interesse per l’archeologia, e in che modo la cultura possa essere uno strumento di cambiamento, di ricostruzione, di miglioramento della propria condizione umana.

Così, ci siamo messi a scrivere. A immaginare un progetto dal nome tanto semplice, quanto ricco di contrasti tra i suoi componenti: l’archeologia, il carcere, il concetto di “dentro”. Così è nato “Archeologia in Carcere”, grazie soprattutto a un costante dialogo con Massimiliano Sanna, e al supporto del Direttore del Carcere di Oristano, Pierluigi Farci. In seguito l’Associazione Morsi D’Arte, che aveva già collaborato con la struttura, ci ha aiutato a coordinare la gestione dei permessi e delle registrazioni, perché anche da “là fuori” qualcuno potesse partecipare come spettatore. E sono stati soprattutto i soci e le socie di Mare Calmo a farlo, con l’intento di creare un ponte, che unisse le istituzioni, i cittadini liberi, e i detenuti che vivono nel penitenziario.

E così, sabato 17 febbraio 2018, ci siamo ritrovati nel parcheggio del Carcere. Abbiamo varcato il cancello, superato i controlli e consegnato i nostri documenti, le chiavi e tutti gli oggetti in metallo alle guardie. E poi abbiamo parlato di archeologia, accompagnando virtualmente i detenuti in luoghi ed epoche storiche che non avrebbero potuto raggiungere in altro modo.

Fra i relatori erano presenti due archeologi che occupano ruoli di primo piano nello studio e nella valorizzazione del patrimonio archeologico dell’oristanese: il Dott. Alfonso Stiglitz è co-direttore degli scavi del complesso monumentale di s’Urachi a San Vero Milis, mentre il Prof. Raimondo Zucca è stato co-direttore dell’ultima campagna di scavo della necropoli di Mont’e Prama a Cabras, alla quale i detenuti hanno partecipato direttamente con il loro lavoro. La Dott.ssa Claudia Sanna, archeologa e co-fondatrice di Mare Calmo, ha parlato invece del Complesso Nuragico di Bau Mendula al confine tra Oristano e Villaurbana.

La presenza delle istituzioni, tra cui il Prefetto Giuseppe Guetta e il Magistrato di sorveglianza Ornella Anedda, hanno confermato l’importante valenza sociale dell’iniziativa che ci auguriamo di riproporre in futuro, divulgando la conoscenza di altri siti ed epoche storiche all’interno delle strutture carcerarie.

Di seguito il servizio che Videolina ha voluto dedicare ad Archeologia in Carcere.


 

 

L'Autore

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Marco Esposito
Presidente di Mare Calmo. Mi occupo di marketing, comunicazione e cultura. La conoscenza è libertà, e io lavoro per questo.

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